Rinascente, pelletteria e calzaturiero, lavoro forzato e certificazioni green

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Rinascente Palermo chiude

Nonostante le trattative per trovare un punto di incontro tra la Rinascente e i proprietari dell’immobile di 4500 metri quadrati, non è stato possibile trovare una soluzione.

Ora 150 lavoratori tra dipendenti diretti e indiretti rischiano di non avere più un lavoro. Al momento oltre alle manifestazioni dei dipendenti davanti all’edificio, anche il sindaco ed alcuni esponenti politici si sono mossi per trovare una soluzione. Gli stessi dipendenti su change.org hanno già raccolto 5000 firme contro la chiusura de La Rinascente Palermo.

Secondo molti il prezzo chiesto dal locatore, sarebbe esageratamente alto rispetto ai prezzi di mercato e quindi non sostenibile da parte della proprietà del multistore Rinascente.

Pelletteria a -43,2% e calzaturiero a -36,3%

Secondo il Centro Studi di Confindustria Moda il fatturato della pelletteria avrebbe avuto una perdita di 1,9 miliardi di euro rispetto allo stesso semestre del 2019.

In negativo anche il calzaturiero un po’ meno in calo rispetto alla pelletteria, ma comunque preoccupa anch’esso per l’importante flessione nell’export

Il segno meno contraddistingue tutti i paesi di esportazione e tutte le regioni italiane ad eccezione dell’Emilia Romagna che ha registrato un +20% grazie al polo logistico distributivo di Piacenza che negli ultimi anni continua a crescere senza sosta.

H&M si allontana dalle accuse di sfruttamento del lavoro forzato

Dopo l’indagine uscita nei mesi scorsi sui brand che attraverso contratti con subfornitori, sfruttavano lavoratori Uiguri, il marchio svedese, che ha sempre negato le accuse, ha comunque preso la decisione di non rifornirsi più dalla regione cinese incriminata e di sciogliere il rapporto di lavoro con un mulino che faceva parte di una delle società accusate di sfruttamento. 

Ultimamente, il rapporto dell’ASPI che aveva scosso molte coscienze e portato all’attenzione dei media questa situazione, sta portando gradualmente a dei risultati tangibili, anche se siamo solo all’inizio e ben lontani da risultati soddisfacenti.

Kampos ottiene il Butterfly Mark

E dopo Christian Dior, Givenchy, Kenzo, Louis Vuitton e altri brand del lusso, Kampos di Alessandro Vergano ottiene la certificazione Butterfly Mark, che distinguerà il brand come etico e green.

Questa certificazione non sembra essere una sorpresa per un brand che ha lavorato fin da subito in questa direzione, riciclando 11.000 bottiglie di plastica PET e quasi 2.000 kg di reti da pesca abbandonate o altro nylon disperso in mare per produrre costumi da bagno.

Lo store che vende sia online sia offline ha destinato parte dei sui ricavi al partner One Ocean Foundation, l’associazione senza scopo di lucro, con sede a Porto Cervo,che ha lo scopo di accelerare le soluzioni ai problemi dell’inquinamento degli oceani, sostenendo un’economia green.

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