CMP, American Vintage, moda spagnola, settore moda in Italia

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CMP: e-commerce a +300%

Il brand dei F.lli Campagnolo tiene molto bene nel 2020 con solo un -7 milioni tra il fatturato 2019 (133 milioni di euro) ed un previsto 126 milioni del 2020.

Questo ha permesso alla società di crescere con due nuovi store di cui uno in Francia e uno in Germania, per un totale di 33 stores tra Italia ed estero.

Ma il dato più emozionante è la crescita del 300% delle vendite tramite e-commerce, che fanno ben sperare per il 2021 sotto l’aspetto digital.

American Vintage vuole crescere nel retail

Il brand francese nato nel 2005 e rivolto sia a uomini sia a donne ha in previsione numerose aperture di store fisici in tutto il mondo. A partire da New York (quartiere Nolita), Milano (quartiere Brera), Londra (quartiere di Soho), Copenaghen, Parigi, con una boutique dedicata all’uomo.

Uomo che per American Vintage punta a crescere molto nei prossimi mesi, ma che ad oggi vale solo il 10% del fatturato totale.

Il brand che chiuderà l’esercizio 2020 con un fatturato di circa 100 milioni di euro ha intenzione di aprire due boutique anche a Bilbao e a Lisbona nei prossimi mesi, nonostante le incertezze che ancora permangono nel settore, ma che sembrano non fermare l’espansione internazionale del marchio.

La moda in Spagna nel 2020

Scendono anche per la moda spagnola le vendite nel 2020 segnando un bel -39,8%, secondo i dati raccolti dall’associazione Acotex, con il picco negativo ad Aprile subito post lockdown con un -80,5%. Acotex segnala anche che ancora oggi, circa il 25% dei negozi spagnoli è rimasto chiuso alla clientela.

Per l’associazione saranno necessarie esenzioni da tasse, dazi e pagamenti, “esonero dai contributi previdenziali” e riduzione dell’IVA, insomma, tutto il mondo è paese. Stiamo parlando delle medesime richieste fatte anche nel nostro Paese.

A rischio un’impresa su tre nella moda

Cna Federmoda, a seguito di diverse analisi del settore, rilascia un risultato di un’indagine per nulla incoraggiante. Se la situazione economica e di gestione per il periodo che stiamo vivendo dovesse rimanere tali si rischia la chiusura di moltissime attività del settore, in tutte le maglie della filiera. Stiamo parlando di oltre un’impresa su 3 a rischio chiusura. Artigiani, piccole e medie imprese che formano il tessuto del settore e del nostro Paese.

Secondo il 42% degli intervistati nell’inchiesta che ha portato a tali conclusioni, queste non pensano di riuscire a tornare ai livelli pre-crisi entro i prossimi 12 mesi, il 35% dichiara di essere a rischio chiusura entro l’anno. E l’85% delle imprese chiede al governo aiuti economici.

La P/E 2021 si è chiusa con cali dal 30% al 50%, mentre A/I 2021/22 è già stata posticipata di un mese e mezzo e gli ordini fino ad ora arrivati non entusiasmano.

Le soluzioni e le richieste sono sempre le medesime, già viste in precedenza, assieme a contributi a fondo perduto, crediti d’imposta e voucher agevolati per inserire in organico nuove competenze digitali e legate all’export.

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